simposio lettori copertina

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sabato 26 maggio 2018

RECENSIONE: EMANUELA CANEPA - L'ANIMALE FEMMINA


Sinossi:

Rosita è scappata dal suo malinconico paese, e dal controllo asfittico della madre, per andare a studiare a Padova. Sono passati sette anni e non ha concluso

molto. Il lavoro al supermercato che le serve per mantenersi l'ha penalizzata con gli esami e l'unico uomo che frequenta, al ritmo di un incontro al mese,

è sposato. Ma lei è abituata a non pretendere nulla. La vigilia di Natale conosce per caso un anziano avvocato, Ludovico Lepore. Austero, elegante, enigmatico,

Lepore non nasconde una certa ruvidezza, eppure si interessa a lei. La assume come segretaria part time perché possa avere piú soldi e tempo per l'università.

In ufficio, però, comincia a tormentarla con discorsi misogini, esercitando su di lei una manipolazione sottile. Rosita la subisce per necessità, o almeno

crede. Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.

 

Commento:

Ho cominciato a leggere questo libro senza leggere la quarta di copertina, attratta dai commenti positivi di voci autorevoli e dal titolo: sì, il termine “femmina” ha su di me un effetto di repulsione ed attrazione inspiegabile. Non sapevo assolutamente, quindi, a cosa sarei andata incontro. E non l’ho saputo fino alla fine della lettura. Emanuela Canepa ci racconta in queste pagine una storia realistica, smaliziata, singolare eppure comune: una ragazza oppressa da una madre che assilla e non ascolta, una facoltà impegnativa e le grosse difficoltà a combinare qualcosa ed a mantenersi, un lavoro che arriva per caso, con una tempistica provvidenziale quanto inquietante.

Ed inquietante si rivela essere anche il singolarissimo capo di Rosita, la protagonista di questa storia: l’avvocato Ludovico Lepore le era parso da subito magnetico e vagamente sinistro, un uomo ricco, burbero, non abituato a trattare o a chiedere. Da quando comincia a lavorare per lui, però, Rosita si rende conto che l’anziano avvocato è un misogino senza possibilità di redenzione ed è sempre più combattuta tra la volontà di andarsene, rispondergli a tono e cominciare tutto da capo fuori da lì e la necessità di lavorare, studiare, non tornare al paesino nel casertano da cui è fuggita sette anni prima.

Rosita si sente in trappola e finisce per accettare una richista particolare che Lepore le presenta come una proposta di liberazione… all’ultimo momento però qualcosa scatta in lei, qualcosa che avrà conseguenze anche per il suo capo.

Un libro enigmatico, non banale, una storia tormentata dalla quale, fino alla fine, non si sa bene cosa aspettarsi. Tutto è basato sull’equilibrio dei sentimenti, sulla capacità di scegliere per il proprio bene e decidere cosa fare della propria vita. Una storia che ci mette di fronte all’incognita insoluta dell’amore e del potere che vogliamo dare a chi amiamo nella nostra vita.

Lettura consigliata perché fornisce interessanti stimoli di approfondimento e spunti su cui riflettere.

 

Opera recensita: “L’animale femmina” di Emanuela Canepa

Editore: Einaudi, 2018

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Padova

Pagine: 272

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

venerdì 25 maggio 2018

RECENSIONE: IRVIN D. YALOM - IL SENSO DELLA VITA


Sinossi:

«Ascoltate i vostri pazienti; lasciate che siano loro a insegnare a voi. Per diventare saggi dovete rimanere studenti». Queste parole di John Whitehorn,

suo mentore negli anni giovanili trascorsi al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, sono risuonate a lungo nella mente di Irvin D. Yalom. Ne ha, però, pienamente

afferrato la verità soltanto quando, nel corso degli anni, si è imbattuto in alcuni casi clinici che si sono mostrati più rivelatori per lui – l’analista,

il medico – che per il paziente in cura. Le sei storie contenute in questo volume narrano di questa scoperta. Toccano momenti cruciali dell’esistenza,

come nel caso di Paula, una malata terminale che svela a Yalom come la paura sia soltanto uno dei tanti colori che illuminano il nostro lungo addio alla

vita. Concernono i nodi fondamentali dello sviluppo e della formazione della personalità, come nel caso di Magnolia, una settantenne afroamericana che,

confessando le proprie delusioni e il proprio passato di figlia abbandonata, offre all’autore l’occasione per riflettere sulla relazione con la propria

madre; o come nel caso di Myrna, in cui il confronto con i rispettivi lutti genitoriali giunge, per paziente e medico, attraverso una vicendevole attrazione

erotica. Riguardano i disturbi della sfera emotiva, come nella vicenda di Irene, un chirurgo intelligente e di successo, che si scopre incapace di superare

la morte del marito utilizzando le sole armi del suo raziocinio.

Selezionando sei storie tra le tante affiorate nei suoi cinquant’anni di pratica analitica,

Yalom conduce il lettore lungo i sentieri delle emozioni umane, così come si rivelano nell’affascinante e complessa relazione tra paziente e psichiatra.

E, attraverso una scrittura capace di affrontare con levità i temi del lutto, del dolore e della perdita, ma anche quelli del coraggio, della guarigione

e dell’autoconsapevolezza, tesse, come Oliver Sacks, i labirintici fili della coscienza in un arazzo molto più ricco e solenne.

 

 

Commento:

Sei racconti, sei storie selezionate tra le tante vissute da psicoterapeuta. E’ questo il modo con cui Irvin Yalom tenta di spiegarci la sua personale accezione del tanto cercato “senso della vita”. Ed il tentativo risulta convincente e, sorpresa delle sorprese, davvero utile. I temi affrontati sono, tendenzialmente, legati alla morte: la morte non è vista qui come aspetto negativo, ma come fatto della vita, qualunque sia la causa per la quale noi vi entriamo in contatto. La perdita di una persona cara, i conti in sospeso che abbiamo con lei, la malattia – nostra o di chi ci è vicino – sono tutti fenomeni naturali che, per quanto faccia male e sia difficile, dobbiamo interiorizzare e superare fino ad arrivare all’accettazione che, un giorno, anche noi dovremo morire.

E’ questo, in estrema e banale sintesi, il tema centrale che Yalom affronta in questo libro. Il bello è che lo fa in modo assolutamente naturale, godibile, interessante, portandoci non solo ad apprezzare le storie raccontate, ma anche a porci degli interrogativi su noi stessi e su ciò che ci circonda. Una lettura davvero stimolante e per nulla “pesante” o banale, come avrebbe rischiato di diventare stando al titolo.

Personalmente consiglio questo libro, ho apprezzato molto la scrittura di Yalom e leggerò certamente ancora di lui.

 

 

Opera recensita: “Il senso della vita” di Irvin D. Yalom

Editore: Neri Pozza, 2016

Genere: raccolta di racconti

Ambientazione: California, Stati Uniti

Pagine: 304

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

giovedì 24 maggio 2018

RECENSIONE: MICHEL BUSSI - NINFEE NERE


Sinossi:

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della

località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura.

La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre.

Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe

dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è

costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi

di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta

al lettore distinguere il vero dal falso.

 

Commento:

“Ninfee nere”… che dire di questo giallo francese intriso d’arte e di cultura? Dirò che è davvero singolare, che è inconsueto e che non mi è piaciuto.

Non è affatto brutto, intendiamoci! E’ solo che non mi ha catturata, non mi ha colpita ed in alcuni punti l’ho trovato assurdamente banale e noioso. Tutto ruota intorno al paesino di Giverny, alla pittura di Monet la cui presenza ingombrante si avverte ancora, anche a distanza di oltre settant’anni. Una serie di morti, tutte inspiegabili e tutte avvenute con lo stesso modus operandi, scuotono la’ordinata routine del paese. C’è una donna, un’anziana ombra nera, che vede e sa tutto, ma che sembra invisibile agli altri, tanto gli occhi si sono abituati a vederla aggirarsi con passo claudicante per le strade tanto conosciute. Quale sarà la chiave di questa storia? Dove porterà il nastro argentato dei ricordi?

L’atmosfera chiusa del paesino di provincia che i tanti turisti non riescono a portar via, la presenza di Monet e l’ombra della vecchia signora, il concatenarsi degli eventi, la superficialità dell’ispettore… tutto questo contribuisce a dare alle pagine un che di claustrofobico ed un senso di catastrofe imminente e ineluttabile. Nonostante questo, però, la tensione non aumenta quasi mai, è come se nulla svegliasse il lettore dal torpore sonnolento del paese… e il finale, imprevisto ed inaspettato, non getta l’attesa chiarezza sulla storia. Un'altra cosa, poi, non mi permette di dare un giudizio positivo a questo giallo: a me piace – ma è solo questione di gusto personale – che alla fine della lettura di un giallo/thriller il cerchio si chiuda, i pezzi del puzzle si incastrino… qui, però, pur con tutto l’impegno e la condiscendenza possibile, qualcosa proprio non torna.

Non consiglio né sconsiglio apriori questo libro… se intravedete una minima possibilità che i “difetti” che io vi ho riscontrato possano essere superati e che possa piacervi… dategli una chance. Io, dal canto mio, mi terrò la mia perplessità.

 

Opera recensita: “Ninfee nere” di Michel Bussi

Editore: E/O, 2011

Genere: giallo

Ambientazione: Giverny-Normandia, Francia

Pagine: 394

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

martedì 22 maggio 2018

RECENSIONE: FEDERICO PACE - CONTROVENTO. STORIE E VIAGGI CHE CAMBIANO LA VITA


Sinossi:

Viaggiare non vuol dire soltanto attraversare il cuore segreto dei continenti. Viaggiare è anche l'uscita dall'infanzia, l'inizio di un'amicizia, la rottura

di un legame che credevamo non potesse finire mai. Perché è quando si va altrove che le cose importanti cominciano ad accadere, quando la vita ci mette

alla prova e ci svela una parte di noi che prima non conoscevamo. Dai colori dell'India ai segreti del Monte Athos. Dalla sterminata cordigliera dell'America

Latina agli ipnotici silenzi della Siberia. Dalle dolci sinuosità della Moldava fino al Pacifico e oltre. Dalle antiche vie che costeggiano il mare alle

strade che uniscono le grandi città. Il viaggio in auto di Oscar Niemeyer lungo oltre mille e duecento chilometri da Rio de Janeiro fino a Brasilia per

dare vita a una città mai esistita prima. Il cammino a piedi di Vincent Van Gogh tra il Belgio e la Francia nell'inverno in cui finì per capire cosa gli

serviva davvero per diventare pittore. La soglia inattesa con cui è costretta a misurarsi Frida Kahlo. La fuga di Joni Mitchell dalle battaglie meschine

della fine di un amore. La corsa insonne di Keith Jarrett verso Colonia. Controvento racconta le storie di chi, attraversando un ponte, mettendosi su una

strada, salendo su un autobus o un treno, ha trovato in un giorno, in un istante, il modo di cambiare e trasformarsi. I viaggi hanno segnato la vita di

molti e di molti altri la segneranno nel tempo che verrà: perché l'altro e l'altrove hanno sempre in serbo qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto,

che lenirà il nostro dolore e ci schiuderà il passaggio verso la strada poco battuta.

 

Commento:

I due pensieri che mi hanno accompagnata costantemente nella lettura di questo libro, sin dalla prima pagina, sono stati “Ma che bello!” e “Quant’è scritto bene!”. Sembrerà banale, ma questo è davvero un libro Bello, nel senso più profondo del termine: è costituito da tanti racconti di viaggio, ognuno vissuto realmente dal personaggio che ne è protagonista. In realtà, però, il vero protagonista, l’assoluto padrone della scena qui è il viaggio, in tutte le sue forme, declinazioni e significati: viaggio fisico, mentale, emotivo, temporale, interiore. Chi viaggia ha la mente aperta alla conoscenza, che sia di un luogo, di un popolo, di un’epoca, di una forma d’arte, di se stessi. Si viaggia per conoscere e conoscersi, fuggire e sfuggirsi, dimenticare e ricordare. E così visitiamo l’Argentina, la Siberia, Parigi, il Sertao brasiliano, l’India, il Messico insieme a Gauguin, Borges, Frida Kahlo, Cortazar, David Bowye… un passo dopo l’altro, affrontiamo le curve del tempo.

A rendere speciale il nostro viaggio letterario c’è la prosa di Pace che stordisce e conquista: una scrittura ricca, elegante, evocativa che dona ad ogni tappa quel tocco di poesia in più che fa la differenza.

Un libro da leggere piano piano, da gustare a piccole dosi, per godersi, appunto, il viaggio.

 

Opera recensita: “Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita” di Federico Pace

Editore: Einaudi, 2017

Genere: racconti di viaggio

Ambientazione: Mondo

Pagine: 172

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

lunedì 21 maggio 2018

RECENSIONE: ALESSANDRO NOSEDA - TRILOGIA DI LUCA MARIANI


Sinossi:

Luca Mariani è un uomo con due anime. Sincero e appassionato servitore dello stato e godereccio amante del bel vivere al tempo stesso, Luca, anzi, il capitano

Mariani, della Guardia di Finanza, combatte le sue battaglie rialzandosi, ogni volta più forte, dopo ogni caduta affrontando con carattere le sfide che

la vita gli riserva concedendosi, tra una pericolosa indagine e l'altra, piaceri quali una corsa in moto, una cena gustosa o una nottata galante con una

bella donna.

 

Commento:

Quando lo incontriamo per la prima volta, a Milano, Luca Mariani ha da poco passato i trent’anni, è tenente della Guardia di Finanza ed è reduce da un’esperienza traumatica vissuta durante un’indagine durata mesi. Quando lo lasceremo, alla fine dell’ultimo dei tre racconti contenuti in questo libro, sarà trascorso qualche anno e Luca non sarà più lo stesso. Avrà vissuto a Napoli – dove avrà lasciato un pezzo di cuore e tanti sogni, avrà conosciuto una friulana bellissima e in gamba che vorrebbe tanto sposare, sarà diventato capitano della G.D.F. ed avrà portato a termine tante indagini importanti. Indagini che avranno sottoposto lui e i suoi cari a rischi non indifferenti. Indagini che avranno portato Luca in giro per l’Italia ed anche oltre confine per inseguire i responsabili di crimini che nel nostro Bel Paese sono ancora terribilmente diffusi e radicati. Droga, mafia, corruzione, reati bancari, reati informatici, sversamento di rifiuti tossici pericolosi. Sono solo alcuni dei crimini di cui, con tenacia e perseveranza, si occupa Luca e sono solo alcune delle piaghe che ancora, dolorosamente, affliggono la nostra Italia da Nord a Sud. Un’Italia che c’è tutta in questo libro, in tutta la sua unicità e nelle sue profonde differenze e contraddizioni. Un’Italia ferita, ma bellissima che non si può non amare. E così viaggiamo anche noi sulla Imola di Luca fra i sapori, i profumi, i dialetti, i paesaggi mozzafiato, passando dal pragmatismo di Milano al calore di Napoli all’eleganza di Trieste.

E tra una pastiera, un risotto ed un sorso di rosé, conosciamo un uomo capace di sentimenti forti e passioni profonde, attaccato al proprio lavoro, perseverante ed assennato, ma anche romantico e nostalgico, amante della buona cucina, delle belle donne, fedele e legato agli amici. Conosciamo Luca e ci affezioniamo a lui, a Paco, Anna, Andrea, Giulia, attraverso tre indagini di diversa intensità, ma tutte vissute e sofferte; la tensione è sempre presente, ma è ben controllata e dosata tanto che, anche quando cala per lasciare spazio alla sensualità e al romanticismo, non ci si annoia comunque e si segue con piacere l’evolversi della vita privata e sentimentale di Mariani.

Una lettura estremamente scorrevole e molto coinvolgente, con un finale che, a dire il vero, non mi aspettavo; tre storie estremamente attuali e realistiche nelle quali ritroviamo i problemi più profondi e veri del nostro Paese, con un protagonista che trova la sua forza nella sua profonda umanità. Una piccola curiosità in appendice: una cosa, in particolare mi ha colpito durante la lettura, ossia l’estrema facilità e celerità dei viaggi. Luca percorre distanze considerevoli in un tempo che sembrerebbe brevissimo. Questo a prima vista potrebbe sembrare una forzatura o un elemento inverosimile; tuttavia, a ben guardare, contribuisce a dimostrare come l’Italia sia una ed uniforme, nel bene e nel male, per il crimine e per la sua bellezza, annientando le proverbiali differenze tra Nord e Sud. Libro, in definitiva, assolutamente consigliato.

 

 

Opera recensita: “La trilogia di Luca Mariani” di Alessandro Noseda

Editore: La Ponga

Genere: giallo – raccolta di racconti

Ambientazione: Italia

Prezzo: 16,45 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

domenica 20 maggio 2018

RECENSIONE: ELIZABETH STROUT - OLIVE KITTERIDGE


Sinossi:

Premio Pulitzer 2009, Premio Bancarella 2010 e Premio Mondello 2012. In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza

che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato

sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione

che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltipllcarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le

sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito,

Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull'altare

ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: "Non abbiate paura della vostra

fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi". Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti

e declinazioni della condizione umana - e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un'alta pagina di storia

della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo "romanzo in racconti", del

Premio Pulitzer 2009.

 

Commento:

Non so se effettivamente questo libro meritasse il premio Pulitzer… non è il classico libro che definirei “da premio”, è tutt’altro che roboante o eclatante… ciò che so per certo è, però, che questo libro trasmette tranquillità. La tranquillità della provincia americana che un po’ somiglia alla provincia europea, dove ci si conosce tutti e se si sa osservare si può capire ciò che accade nella mente e nella vita di chi ci passa accanto. E’ ciò che fa da sempre Olive Kitteridge, ormai vecchia e se possibile ancor più burbera del solito: Olive è un’insegnante di matematica in pensione, ma non immaginatevi una vecchina smagrita, saggia e piegata sotto il peso dell’età. Olive è alta, imponente, burbera ed irriverente; non ha mai chiesto scusa a nessuno in vita sua, non si fa problemi a dire ciò che pensa e a vivere come vuole. In tutti i racconti in cui è diviso questo romanzo Olive ha un ruolo, spesso da protagonista, ma a volte anche solo come ombra, presenza, ricordo che si affaccia nelle vite altrui. Olive conosce tutti a Crosby, sulla costa del Maine, ma pochi – o forse nessuno – possono dire di conoscere lei. Chi sa cosa passa nella mente di una vecchia signora che non rinuncia ai suoi dieci chilometri di passeggiata mattutina? Lo sanno gli altri, chi la critica, chi la giudica, il figlio, la nuora… lo sanno della paura che le attanaglia l’esistenza? La conoscono la sua fragilità? E lei, Olive, è disposta a riconoscere di avere ancora dei bisogni e una gran voglia di vita?

Un libro che, come dicevo, trasmette tranquillità, oltre ad una certa sottile malinconia. Una lettura gradevole che pone l’accento su una fase della vita, la vecchiaia, di cui si parla poco e per stereotipi: chi l’ha detto che essere vecchi vuol dire essere saggi, non avere più alcun appetito per la vita, agire sempre per il meglio? Un libro delicato e molto ben scritto che consiglio a tutti, giovani e meno giovani.

 

 

Opera recensita: “Olive Kitteridge” di Elizabeth Strouth

Editore: Fazzi, 2009

Genere: raccolta di racconti

Ambientazione: Maine, Stati Uniti

Pagine: 383

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

venerdì 18 maggio 2018

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA FINESTRA ROTTA


Sinossi:

Alice Sanderson viene trovata morta nel suo appartamento di Manhattan, la gola recisa, il quadro più prestigioso della sua collezione scomparso. Gli indizi

sulla scena del delitto conducono inequivocabilmente ad Arthur Rhyme, un uomo sposato che la vittima frequentava da poco. Ma non tutto, forse, è come sembra:

nella catena di omicidi che da qualche mese insanguina New York, le tracce raccolte dagli inquirenti hanno l'evidenza delle prove schiaccianti, un'evidenza

quasi sospetta. È Lincoln Rhyme, criminalista tetraplegico geniale e ribelle, a prendere in mano l'ultimo caso, per scagionare il cugino Arthur e ricomporre

i frammenti di una sciarada impenetrabile e crudele come il delitto perfetto. Le sue ricerche lo portano a indagare su alcune società che raccolgono vertiginose

quantità di dati sull'esistenza della gente comune. Perscoprire a sue spese che proprio nelle prove che inchiodano senza apparente i presunti colpevoli

si cela l'unico indizio sull'identità di un killer che conosce ogni dettaglio delle vite degli altri.

 

Commento:

Ottava indagine per Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, stavolta alle prese con un killer apparentemente onnisciente, un “uomo che sa tutto”, un accumulatore. Il killer accumula di tutto, oggetti, trofei, ma soprattutto informazioni, dati di cui si serve per scegliere le sue vittime. A differenza dell’Orologiaio (chi ha letto il precedente volume della saga, “La luna fredda” sa chi è), questo killer non è altrettanto freddo ed imperturbabile: è preda di passione, ira, furia nonché di una sconfinata possessività verso le sue collezioni, i suoi “tesori” racchiusi nel suo “armadio. Saranno proprio questi sentimenti a fargli commettere degli errori. In questo thriller adrenalinico ed avvincente, Deaver ci porta a confrontarci con il mondo del data meaning, l’accumulo e la conservazione di dati su chiunque e su qualunque cosa, argomento attualissimo e spinoso anche e soprattutto oggi, a dieci anni dall’uscita del libro. Oltre alla trama ed all’argomento affascinante, questo thriller è interessante – come direbbe Mel Cooper – anche perché ci svela qualcosa in più sul passato di Rhyme prima dell’incidente: una delle vittime indirette del killer è, infatti, un cugino del criminalista. Incalzante, intricato, dettagliatissimo come tutti i thriller di Deaver, “La finestra rotta” è un’ottima lettura e si colloca abbastanza in alto nella lista delle mie personali preferenze fra i volumi del ciclo di Lincoln Rhyme. Perciò… ovviamente consigliato, come tutta la serie.

 

 

 

Opera recensita: “La finestra rotta” di Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli, 2008

Genere: thriller

Ambientazione: New York

Pagine: 576

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.